“Mattarella ha ragione, semmai è Mosca ad aver proposto un falso storico per
attaccare, attraverso l’Italia, l’Europa intera». Alla vigilia del suo ottantottesimo compleanno, Achille Occhetto — ultimo segretario del Pci — demolisce l’asse Putin-Trump e sprona la premier Giorgia Meloni a schierarsi senza ambiguità a fianco della Ue.
Occhetto, come legge le accuse al nostro Capo dello Stato?
«Innanzitutto vorrei sottolineare che la blasfemia, il falso storico contestati a Mattarella si riscontrano non nelle sue parole ma in quelle della Zakarova quando collega senza soluzione di continuità l’Unione sovietica con la politica di Putin».
È un collegamento fuorviante?
«Totalmente. Perché è vero che l’Urss è stata attaccata dai nazisti durante la seconda Guerra mondiale, ma è altrettanto vero che è stato Putin ad assalire l’Ucraina con le armi. Si tratta di un tentativo furbesco di mettere in continuità il vecchio Stato sovietico con la Russia di oggi per insultare l’Italia e, quindi, l’Europa. Mattarella si riferiva, giustamente, alle truppe tedesche che marciarono contro Mosca. Rispondere “ma noi siamo gli aggrediti, non gli aggressori” è sbagliato sul piano dell’analisi».
È stato un pretesto per lanciare un avvertimento a Italia e Ue?
«Nel discorso non c’era alcun parallelo fra Putin e Hitler, come si voleva far credere. Dopodiché il presidente russo è un autocrate e, in quanto aggressore, un criminale di guerra. Consapevole di esserlo, fra l’altro, tanto che ha cercato di camuffare l’invasione chiamandola “operazione militare speciale”. Pertanto, dinnanzi a un criminale di guerra, il monito di Mattarella è stato sacrosanto. E io, per rincarare la dose, ne aggiungo un altro: attenzione agli smembramenti perché, nel periodo ricordato dal capo dello Stato, c’è stato anche l’accordo tra Hitel e Stalin per lo smembramento della Polonia».
Il fatto che al governo ci sia la Lega, partito apertamente filo-russo, può averli incoraggiati?
«Mosca ritiene, anche in virtù di questi legami, che l’Italia possa essere l’anello debole dell’Europa. Sanno di poter contare su alcune componenti filoputiniane capaci di amplificare la loro propaganda e confondere l’opinione pubblica».
Grazie alla sponda di Trump, Putin si sente più forte?
«Sì. Per far cessare le ostilità si deve sempre trattare con l’aggressore, ma non come se fosse un grande amico, un pacifista, persino più amico degli alleati europei — proprio ciò che ha fatto trapelare J.J. Vance a Monaco. È la ragione per cui Putin si è ringalluzzito. Trump gli ha ridato dignità internazionale, lanciando un avvertimento allarmante: “Esistono solo tre grandi potenze: America, Russia e Cina. L’Europa non può far altro che stare al gioco di questo nuovo ordine mondiale che noi vogliamo costruire”».
Il patto Putin-Trump che “regala” pezzi di Ucraina alla Russia è il prezzo per la fine della guerra?
«Vedremo quando si aprirà il tavolo delle trattative, però si può dire che ci stiamo entrando col piede sbagliato: con un rapporto a due in cui l’Europa e l’Ucraina sono costrette nell’angolo. Qualcuno pensa che sia una tattica di Trump per convincere Putin a negoziare, ma io non concordo perché il presidente americano ha una visione: siamo di fronte all’eclissi delle regole, al tentativo — che può portare a future incertezze e anche a future guerre — di fare, per parafrasare Tacito, un deserto delle istituzioni internazionali e chiamarlo pace. Lasciando alle grandi potenze l’arbitrio di regolare direttamente tra loro le sorti del mondo in spregio alla legalità e all’intermediazione degli organismi sovranazionali».
Può essere giusta una pace che fa a brandelli uno Stato sovrano?
«No. Ma forse nelle barbarie in cui ci siamo cacciati, anche per responsabilità dell’Occidente, non c’è altra via della pace a pezzi o delle tregue transitorie, purché si abbia la consapevolezza che stiamo creando un precedente pericoloso e che affermare di ripudiare la guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali è purtroppo diventata una frase sbiadita e quasi irridente».
L’inviato Usa per l’Ucraina ha appena annunciato che l’Ue non parteciperà alle trattative sul piano di pace: quali rischi corre l’Europa se viene scavalcata dall’asse Trump-Putin?
«Quanto detto è una enormità. La guerra è una guerra europea, la vittima è l’Ucraina. Non si conosce una trattativa fatta in questo modo: è la dimostrazione di una volontà di potenza senza precedenti, estremamente grave per le nostre democrazie. Che, circondate da est a ovest, con l’avvento di Trump e dei populisti vengono corrose dall’interno. Un cerchio infernale che l’Europa dovrebbe a ogni costo spezzare».
Ma come si fa? L’Europa non è troppo fragile e disunita?
«Infatti serve uno scatto, senza il quale non sopravviveremo. Bisogna fare l’Europa politica. L’uscita dalla vecchia logica bipolare non ci ha portato al multipolarismo, ma al multi-imperialismo di Usa, Russia e Cina che — impegnati fra loro in una competizione economica e tecnologica senza esclusione di colpi — sembrano mossi dal comune intento di sbranare la Ue».
L’amicizia di Meloni con Trump rappresenta un ponte fra Usa ed Europa o il cavallo di Troia per disgregare la Ue?
«Forse non si è capito che non ci sono più ponti, c’è una sola via: lavorare tutti assieme per l’autonomia strategica dell’Europa, che deve correre subito al riparo contro un pericolo che tende ad eclissarla. Un’Europa unita, capace di parlare finalmente con una voce sola attraverso una politica estera e di sicurezza comune. Sapendo che sarà più forte se saprà presentare una visione del mondo alternativa al nuovo disordine internazionale portato dal duo Trump-Putin».”